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Greenpeace a Matteoli: No alla legge delega

Roma, 26 gennaio 2003- Una trentina di attivisti di Greenpeace si sono recati questa mattina al ministero dell'Ambiente, sommergendo il piazzale antistante l'ingresso con una montagna di sacchi della spazzatura. Sullo striscione si leggeva "Dal governo dei rifiuti ai rifiuti del governo", mentre gli attivisti portavano dei cartelli con scritto "No alla legge delega". Informati con un volantinaggio, sono arrivati anche dei cittadini dal vicino mercato a gettare spazzatura di fronte al Ministero.
Se la legge delega passasse, i rottami ferrosi e non ferrosi nonché altri scarti di lavorazioni industriali destinati ad impianti siderurgici o metallurgici sarebbero definibili come materie prime secondarie e quindi non sarebbero piu' sottoposti al regime di controllo e gestione dei rifiuti.
Il rischio e' di importare rifiuti anche radioattivi, visto che i residui ferrosi si sono dimostrati spesso contaminati. Grazie alle riforme previste, saremo anche sommersi dai rifiuti urbani. La legge Delega prevede, infatti, anche la trasformazione dei consorzi obbligatori, destinati alla raccolta differenziata, al riciclo ed al recupero dei rifiuti di imballaggi, in consorzi volontari. Questo potrebbe determinare un disincentivo alla raccolta differenziata e soprattutto al riciclo dei rifiuti, con ovvie ripercussioni sul sistema di gestione integrata dei rifiuti.

Il capolavoro del governo e', pero' il decreto legge emanato con procedura di urgenza, trasformato in legge a luglio, che ha stravolto la definizione di rifiuto.

"La nuova definizione, che contrasta con quella stabilita dalle direttive europee, diventa un concetto arbitrario basato su una valutazione soggettiva di cosa debba intendersi scarto e limita l'ambito di applicazione della normativa" spiega Vittoria Polidori, campagna inquinamento di Greenpeace. Secondo la Commissione europea, in base a questa nuova legge, in Italia non sono piu' considerati rifiuti gli imballaggi metallici, quelli in carta e cartone, vetro e plastica nonché gran parte dei residui, prodotti di scarto e materiali derivanti da processi industriali o di consumo, che sono riutilizzati in ulteriori cicli di produzione o di consumo.
La Commissione europea ha deciso, per questo, di aprire una procedura di infrazione nei confronti del governo italiano.

"Il governo vuole eliminare il problema dei rifiuti, riclassificandoli come merce e promuovendo l'incenerimento- spiega Polidori -non e' cosi' che si risolve il problema, ma con la riduzione a monte dei rifiuti ed il riciclo. Altrimenti ci troveremo sommersi da una montagna di rifiuti come quella che abbiamo realizzato oggi davanti al Ministero"

Greenpeace dice no alla legge Delega e ne chiede l'immediato ritiro.


GOVERNO CONTRO NATURA
Gli ambientalisti nello stretto di Messina, criticano il governo Berlusconi attraverso due casi: la deregulation sullo smaltimento dei rifiuti e il Ponte sullo Stretto

Messina, 12 novembre 2002 - A bordo della nave di Greenpeace “Esperanza”, i cui attivisti ieri sono stati protagonisti di un blitz all’inceneritore di Pace, si è svolta questa mattina la conferenza stampa indetta dalle associazioni ambientaliste Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente, Wwf, alla quale sono intervenuti anche il Comitato Scilla e Cariddi ed il Social Forum Messina. Nell’articolo 7 della legge delega, di cui le associazioni chiedono l’immediata abolizione, è sancita la declassificazione dei residui ferrosi da rifiuti a materie prime e secondarie, nonostante la Commissione Europea definisca rifiuto tutti i residui di lavorazione: per questo ha aperto una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. “Questo provvedimento spalanca la porta al traffico di materiale contaminato e, in particolare, nell’ottica del ministro Matteoli, potrebbe risolvere i problemi legati allo smantellamento delle 4 centrali nucleari italiane. I nostri impianti siderurgici e metallurgici potrebbero diventare le discariche dei rifiuti ferrosi radioattivi di tutta Europa” ha affermato Domitilla Senni, direttore generale di Greenpeace Italia. Le modifiche introdotte dalla legge delega in tema di rifiuti violerebbero almeno 10 direttive europee. Le associazioni rivolgono un ultimo appello affinché il Senato intervenga immediatamente per apportare dei correttivi tesi a tutelare e a rafforzare gli standard ambientali di cui l’Italia si è faticosamente dotata negli ultimi 20 anni.

Qual è, invece, la verità sul Ponte dello Stretto di Messina? L’interrogativo al Governo lo rivolgono le associazioni ambientaliste, che si oppongono a un’opera insostenibile dal punto di vista trasportistico e ambientale, ma anche economico visti i 10 mila miliardi di vecchie lire necessari (4.497.986.000 di euro).
“Non si può alimentare all’infinito un’inutile progettazione che rischia di costare alle tasche degli italiani qualcosa come 200 miliardi di lire”, è questo il commento di Domitilla Senni, Gaetano Benedetto, responsabile Relazioni istituzionali del WWF Italia, Giuseppe Giliberti di Italia Nostra, Lidia Liotta di Legambiente.

“A chi credere?” si chiedono gli ambientalisti: all’amministratore delegato della Ponte dello Stretto SpA, Pietro Ciucci, che ad agosto accreditò l’idea di un’opera a costo zero per le casse pubbliche. Oppure alle indiscrezioni di ottobre sull’impiego di 3 miliardi di Euro di fondi pubblici (ricavati dalla liquidazione dell’IRI)? O sarà bene arrendersi all’evidenza di un Governo che per il 2002 non porta al vaglio preventivo del CIPE il Ponte sullo Stretto, e preferisce anteporvi opere quali il Passante di Mestre, il quadrilatero viario tra Umbria e Marche e la Salerno-Reggio Calabria? L’impressione degli ambientalisti è che si sia voluto fare del Ponte l’Opera Bandiera tra le 250 infrastrutture strategiche previste nei prossimi 15 anni nel nostro paese, senza tenere conto di quali siano le priorità: vale a dire il potenziamento delle reti ferroviarie ordinarie (a cominciare da quelle siciliane che sono solo per il 10% a doppio binario) e gli interventi in Calabria e Sicilia sulla rete stradale, sulla rete idrica e sulle misure anti-sismiche.

E’ ormai chiaro che, prima ancora di affrontare le problematiche ambientali:

- esistono rilevanti problemi, sottolineati dalla stessa ANCE e dagli esperti di logistica, per l’operazione di project financing. I privati dovrebbero contribuire all’opera contando sui pedaggi senza la certezza che servizio e tempi di percorrenza siano concorrenziali rispetto al trasporto marittimo;

- lo Stato, nell’attuale, difficile contingenza economica è costretto a ricorrere a estemporanee operazioni di cartolarizzazione dei beni pubblici che non assicurano risultati certi e che vengono duramente contestate da Eurostat, dalla BCE e della stessa Commissione Europea;

- non appaiono superate le difficoltà costruttive dovute alla ambiziosa idea di un ponte sospeso a campata unica di 3.300 metri di lunghezza, da costruire in una zona ad elevata instabilità sismica. Caratteristiche tecniche e vincoli territoriali che non hanno eguali al mondo.




Ambientalisti accusano le leggi anti-ambiente


Roma, 1 ottobre 2002. Gli ambientalisti si oppongono alla Legge Delega di riordino delle normativeambientali. Si va da un'amnistia per i reati paesaggistici alla deregulation sull'incenerimento.

Si rischia per quattro anni di scavalcare il Parlamento, delegando il riordino della normativa ambientale a una Commissione, composta per il 50% da esperti esterni all’amministrazione pubblica (10 su 20). Il Parlamento avrà solo 20 giorni per esprimersi su 9 diverse materie e settori (rifiuti, acque, danno ambientale,aree protette, tutela della fauna, valutazione di impatto ambientale,autorizzazione ambientale integrata - IPCC -, inquinamento atmosferico. Tra le materie previste dalla Legge Delega ci sono la legge quadro sui rifiuti e sulle bonifiche, il Testo Unico sulle acque, la legge quadro sui parchi (394/91) e quella sulla protezione della fauna e l’esercizio venatorio (157/1992).

Lo hanno denunciato oggi in una Conferenza stampa le maggiori associazioni ambientaliste (Associazioni Bianchi Bandinelli, Comitato per la
Bellezza, FAI, Greenpeace, INU,Italia Nostra, LAC, LAV,Legambiente, LIPU, Marevivo, VAS,WWF) con un documento unitario di 30 pagine di osservazioni e proposte di emendamento al Disegno diLegge “Delega al Governo per il riordino, il coordinamento e l’integrazione dellalegislazione in materia ambientale” (AC 1798).

“Una delega amplissima e generica in cui prevale costantemente
l’interesse economico sul principio di tutela dei beni pubblici. La
accompagnano una serie di norme, immediatamente efficaci, che, anticipando alcuni contenuti del riordino, preoccupano gli ambientalisti:

A) l’art. 7, che violando almeno 10 direttive comunitarie sui rifiuti e sulle
emissioni in atmosfera, contribuisce ancora una volta a indebolire i controlli sulciclo dei rifiuti e consente di bruciare senza alcun controllo i residui di lavorazione direttamente nelle acciaierie e i rifiuti urbani nei cementifici e nelle centrali termoelettriche;

B) l’art. 8, che introduce la possibilità di procedere, quando lo si voglia, a
concedere un'amnistia per i reati paesaggistici connessi alle concessioni in
sanatoria nelle aree sottoposte a vincolo;

C) l’art. 6, che istituisce la cosiddetta compensazione ambientale in modo
palesemente incostituzionale perché rende indennizzabili i vincoli paesistici in contrasto con la sentenza n. 56 del 1968 della Corte Costituzionale;

D) l’art. 10, che attribuisce al Ministero dell’Ambiente e del Territorio, alle
Autorità di bacino e agli Enti locali poteri di ordinanza per interventi in
deroga a ogni disposizione vigente anche per le semplici opere di
manutenzione, quando questi sono sinora previsti solo ed esclusivamente a seguito di catastrofi naturali o eventi calamitosi (L. n. 225/1992 sulla protezione civile).

Gli ambientalisti chiedono da anni una “Legge quadro per la tutela dell’ambiente”, che esponga pochi e chiari principi e avanzano due richieste: l’introduzione nel Codice Penale di specifici reati ambientali (quali inquinamento ambientale, distruzione del patrimonio naturale, frode in materia ambientale); l’abrogazione dell’art. 14 della L. 178/2002 che ha introdotto una valutazione soggettiva e arbitraria del concetto di rifiuto in contrasto con la normativa e la giurisprudenza europee.